Come prevedibile, la prima domanda a Julian Schnabel durante la conferenza stampa di presentazione del suo film In the Hand of Dante, è stata su due dei suoi protagonisti, Gal Gadot e Gerald Butler, gli assenti più evocati di questa Mostra del Cinema. Giusto boicottarli dopo il loro appoggio a Israele? Il regista non ha avuto dubbi e, con poche parole, ha ribadito il suo pensiero: «Non c’è ragione per boicottare gli artisti. Io ho scelto Gal Gadot e Gerard Butler per il loro talento artistico e hanno fatto un lavoro eccezionale. Dopodiché penso che dovremmo parlare del film piuttosto che di queste tematiche». Schnabel sapeva che oggi avrebbe dovuto tornare lì dove non avrebbe voluto. Inevitabile, dopo che la protesta dei Pro-Pal ha animato tutte le giornate della Mostra, inaugurata proprio con la petizione lanciata da Venice4Palestine, in cui 1500 artisti hanno condannato Netanyahu, chiedendo poi proprio di escludere i due attori dal festival. C’è stato poi, nel corso dei giorni, qualche distinguo, ma il tema dell’arte e dell’opportunità della censura è stato il filo rosso di questi giorni. Schnabel — camicia smanicata e Panama beige in testa — è stato abile nel circoscrivere la polemica, preferendo concentrarsi nel racconto di un film che fa parte della sua vita da 15 anni: «Fu Johnny Deep a propormi cinque libri, dicendomi di sviluppare un film da uno di questi. Scelsi quello di Nick Tosches, che era il più impossibile».
Schnabel: «Non c’è ragione per boicottare gli artisti. Io ho scelto gli israeliani Gadot e Butler per il loro talento»
Il regista ha presentato «In the Hand of Dante» in cui Oscar Isaac interpreta sia il grande poeta che Nick Tasches: «L'arte ci consegna un eterno presente»













