Una commedia "tragica e folle come la vita".
Così Julian schnabel racconta In the hand of Dante, al debutto fuori concorso alla Mostra del cinema di venezia, dove l'artista regista riceve anche il Premio Cartier - Glory To The Filmmaker Award.
Il film è l'adattamento sognato e progettato per 15 anni (il progetto era nato da Johnny Depp che poi ne era uscito) del romanzo di Nick Tosches, scomparso nel 2019) La mano di Dante. Nel libro lo stesso scrittore si metteva in scena, in una trama sviluppata intorno alla scoperta, nell'oggi, di un manoscritto della Divina Commedia.
Parallelamente scorreva un viaggio nella vita del Sommo poeta, tra amori sognati e reali.
Un universo che Schnabel risolve in un flusso torrenziale di generi e personaggi e di interpreti. Con il protagonista Oscar Isaac (nel doppio ruolo di Tosches e Dante), ci sono fra gli altri, Gal Gadot e Gerard Butler, intorno ai quali si sono concentrate le polemiche nei primi giorni del Festival. Il gruppo Venice4Palestine infatti aveva chiesto alla Biennale la revoca dell'invito ai due attori (che non hanno accompagnato al Lido il film,) "insieme a qualunque artista e celebrità che sostenga pubblicamente e attivamente il genocidio", una richiesta respinta dall'istituzione veneta e contro cui si schiera anche Schnabel: "Non c'è alcuna ragione per cui bisognerebbe boicottare gli artisti, io ho scelto questi attori per il loro talento artistico e hanno fatto un lavoro eccezionale nel film, tutto qui e dovremmo parlare più di quello che di queste tematiche". Come il libro, il film che ha nel super cast anche Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese, Jason Momoa, Louis Cancelmi, Franco Nero, Sabrina Impacciatore, Claudia Santamaria, Guido Caprino, Benjamin Clementine (anche autore delle musiche) "non è una dissertazione sula Divina commedia, ma un'opera contemporanea perché l'arte ci pone sempre nel presente". Gli italiani "hanno letto il capolavoro di Dante a scuola ma leggerla più avanti nella vita è un'esperienza che arricchisce molto di più, come i quadri di Caravaggio ti portano in un eterno presente". L'arte, per Schnabel, "permette di trascendere la morte. Tenevo Lou Reed fra le braccia quando è morto e gli ho detto 'stai diventando tu il poema'... credo che sia stato importante per lui sentirlo, in quel momento". La vita "contiene la morte la ma la rappresentazione della vita no, per questo non esiste una forma d'arte pessimista, sono tutte ottimiste anche se i personaggi sono tragici". L'unico discrimine "è fra talento e mediocrità". Per Schnabel in qualunque forma "ha sempre senso creare, e qui il valore è stato nel fare qualcosa insieme, io ho praparato la scena per permettere a tutti quelli che hanno partecipato di esprimersi al meglio, in libertà". Per Isaac, che si è proposto a Schnabel per il film, dopo l'uscita di Johnny Depp "questo film era un po' come un sogno impossibile, quando ho letto il romanzo non avevo idea come sarebbe stato possibile trarne un film. Ma Schnabel è un visionario e un artista senza pari, mi ha subito trasmesso grande sicurezza".











