Fare arte significa rendere le persone più libere. Ne è convinto Julian Schnabel, lui che nel suo nuovo In the Hand of Dante, ha liberato perfino Dante Alighieri, facendolo viaggiare nel tempo e rivivere in Nick Tosches, nella complessa vicenda che racconta nel suo romanzo del 2002. Schnabel ha aggiunto poesia e visione al film, girato in Italia, che verrà presentato fuori concorso a Venezia, avendo forse riconosciuto i sentimenti che muovono un artista nella sua ricerca. Non importa in che secolo viva.

Anche lei, ai suoi inizi, è venuto in Italia per vedere i quadri che aveva studiato.

«La prima volta è stata nel novembre del 1976. Volevo vedere i dipinti di Giotto, Duccio di Buoninsegna, Piero della Francesca, e ho iniziato il mio viaggio: Milano, Venezia, Padova, Arezzo, Roma. Ero a mio agio in quei luoghi e ci ho passato una buona parte della vita. Per questo è stato naturale ripercorrere i miei passi attraverso la storia di Nick Tosches, che a sua volta stava ripercorrendo i passi di Dante».

Non aveva soldi, solo una grande passione.

«Avevo 24 anni ed ero decisamente povero. Avrei dato qualsiasi cosa per un bocconcino di mozzarella. Un giorno un imprenditore, Ruggiero Jannuzzelli, comprò dieci miei quadri per 3mila dollari... ero così felice...».