"Sì, lo confesso, è stata una sfida enorme portare sul grande schermo uno dei capolavori più letti al mondo, ma non volevo adattarlo, come ha fatto Luchino Visconti, piuttosto guardarlo con sguardo contemporaneo".
Così François Ozon parla al Lido de L'etranger (Lo Straniero), in corsa alla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia.
Siamo ad Algeri nel 1938. Meursault (Benjamin Voisin, già visto in Illusioni perdute di Xavier Giannoli), giovane sulla trentina, modesto impiegato, partecipa al funerale della madre senza mostrare la minima emozione. Solo il giorno dopo inizia una relazione con Marie (Rebecca Marder), una collega d'ufficio.
La sua quiete quotidiana, la sua apparente insensibilità, vengono però interrotte dal malavitoso vicino Sintès (Pierre Lottin) che trascina Meursault nei suoi loschi affari fino a quando, in una giornata torrida, su una spiaggia, accade un tragico evento.
Il film, distribuito in Italia da Bim e Lucky Red e girato poeticamente in uno splendido bianco e nero, è sostenuto dalle molte citazioni di Camus e nasce anche nello spirito delle 'Note sul cinematografo' di Albert Bresson: "È stato importante leggerle - dice Ozon -, è un'opera fondamentale per capire il mondo di Meursault e la sua totale insensibilità".













