VENEZIA – Nel 2021 Benjamin Voisin presentava alla Mostra in concorso Le illusioni perdute dal classico di Honoré de Balzac, era una promessa del cinema francese, aveva 24 anni e con quel ruolo si era conquistato un César come miglior esordiente maschile. Quattro anni dopo il suo talento e carisma vengono confermati nel film di François Ozon Lo straniero (L’etranger), in concorso, con cui il regista di 8 donne e un mistero e Sotto le foglie rilegge il romanzo culto del 1942 di Albert Camus con uno sguardo contemporaneo.
(ansa)
“È stata sicuramente una grande sfida che ho affrontato con incoscienza a un po’ di angoscia – ha detto Ozon incontrando la stampa - un capolavoro della letteratura francese, uno tra i libri più letti al mondo. Lo avevo letto al liceo e mai più dopo, quando non ho trovato i finanziamenti per un film su un uomo che cerca di uccidersi mi sono ritrovato a rileggere per caso Camus. Mi sono reso conto che era un testo ancora molto forte, l’ho capito meglio della prima volta, tutti mi dicevano ‘è il mio libro preferito’ e la pressione cresceva, ma tutti gli adattamenti sono dei tradimenti”.
“Oggi è morta mamma. O forse ieri, non so. Ho ricevuto un telegramma dall’ospizio: ‘Madre deceduta. Funerali domani. Distinti saluti’. Non significa niente. Forse è stato ieri”. Il film inizia con lo stesso incipit del romanzo ed è piuttosto fedele alla storia anche se il punto di vista è quello di un cineasta contemporaneo molto diverso da quello di Luchino Visconti che aveva adattato il romanzo nel 1967. Ciò che era importante per Ozon però era che ci fosse uno sguardo di oggi sulla storia. “La frase iniziale c’è ovviamente ma per me quello che contava era soprattutto un’altra frase, quella che Meursault pronuncia entrando in carcere: ‘Ho ucciso un arabo’. Bisognava raccontare cosa avesse significato per la Francia il colonialismo, che è una pagina rimossa per il nostro Paese. L’Algeria negli anni Trenta era un dipartimento francese, tutte le famiglie in Francia hanno dei legami con quell’epoca, nascosti sotto il tappeto. Mio nonno era giudice a Bône (oggi Annaba, ndr), quando è scampato a un attentato sono tornati tutti in Francia ma è una storia di cui nessuno parlava nella mia famiglia. Questo film mi ha portato a fare domande a mia madre, mi sono reso conto che non è stato fatto un lavoro di approfondimento sufficiente su quella pagina della nostra storia. Per questo ho scelto di iniziare il film con le immagini di archivio, per mostrare come i francesi vedevano Algeri”.











