L'immagine del suo corpicino riverso sulla spiaggia di Bodrum, in Turchia, diventò il drammatico simbolo della crisi migratoria del 2015.
E dieci anni dopo la situazione non è cambiata e le stragi di bimbi in mare continuano.
Era il 2 settembre 2015 quando il cadavere del bimbo, che aveva poco più di tre anni, venne ritrovato in una delle località di vacanza più note della costa egea della Turchia.
Da lì, in uno delle centinaia di viaggi disperati verso l'Europa, era partito poche ore prima verso l'isola greca di Kos. Ma il gommone su cui viaggiava, precario e sovraffollato, si inabissò.
I soccorritori riuscirono a salvare 9 migranti, ma per lui, la madre Rehana e il fratellino Galib di 5 anni non ci fu nulla da fare.













