Nel giorno dell’anniversario della morte di Alan Kurdi, il bimbo curdo siriano trovato senza vita riverso sulla sabbia della spiaggia di Bodrum, ancora morti tra le onde. E ancora navi di soccorso – l’ultima è Mediterranea – fermate per decreto.
Il corpo senza vita sul fondo del barcone
Un ragazzo bengalese non è sopravvissuto alla traversata in mare che ha tentato insieme ad altre 52 persone, tra cui due donne e un bambino, a bordo di una tinozza di legno partita dalla Libia. Quando le motovedette di Finanza e Guardia costiera sono arrivate, il suo corpo senza vita era riverso sul fondo del barcone. Un’altra persona qualche ora prima era caduta tra le onde dalla barca sovraccarica. Inutili i tentativi di recuperarlo, le onde lo hanno subito nascosto e trascinato via. Nonostante il meteo si stia mostrando clemente sulla sponda Sud del Mediterraneo, il mare di fine estate è capriccioso, si gonfia in fretta, le correnti sono rapide, soprattutto navigando verso Nord.
Caos istituzionale a Tripoli e aumento delle partenze
Eppure si parte. Anzi, il caos istituzionale a Tripoli, dove il governo sembra voglia arrivare alla resa dei conti con le milizie che fino a poco tempo fa facevano parte dell’apparato istituzionale di sicurezza, come la Rada e la polizia giudiziaria di Almasri, sta spingendo tanti a tentare la traversata. E la moltiplicazione dei porti di partenza rivela la presenza di sempre più gruppi che vogliono mettere le mani sull’industria di intercettazioni in mare, detenzione abusiva a scopo di estorsione, torture e vendita di esseri umani, nata – confermano agenzie Onu e organizzazioni internazionali – sulle politiche di “contenimento delle partenze".








