Ancora morti a Lampedusa. Mentre nella camera mortuaria dell’isola ancora riposa il corpo del giovane bengalese ritrovato senza vita su un barcone soccorso una settimana fa, sul molo Favaloro arrivano di nuovo le bare per accogliere le salme. Due ragazzi sono morti su un barchino di otto metri male in arnese sul quale viaggiavano altre 44 persone soccorso stanotte da una motovedetta della Guardia di Finanza.
L’ipotesi più probabile adesso al vaglio degli investigatori è che siano stati soffocati dai fumi e avvelenati dagli idrocarburi, al pari di altre tre persone immediatamente portate al poliambulatorio di Lampedusa. Non è la prima volta. Da anni ormai, i medici del Poliambulatorio dell’isola lo sanno: i casi di intossicazione di idrocarburi si accompagnano a un’intossicazione da metaemoglobina, trattabile solo con blu di metilene. In letteratura clinica, una reazione non ancora documentata e di cui si sta cercando di capire l’origine: il carburante? Le vernici delle barche? Il mix tossico con acqua di mare? Di certo al poliambulatorio di Lampedusa si sa che è lotta contro il tempo. E lo è sempre, in caso di intossicazione, di donne che entrano in travaglio durante la traversata, di annegamento.








