VENEZIA – Il profeta è un film potente di Jacques Audiard. Ha vinto nel 2009 il Grand Prix a Cannes, nove César, è stato candidato agli Oscar, ha traghettato alla fama il giovane attore algerino Tahar Rahim. Non c’è da stupirsi che quando è nata l’idea di farne una versione seriale nessun regista francese se l’è sentita. E così è entrato in campo lui, Enrico Maria Artale, classe 1984, due film all’attivo (l’ultimo era El Paraiso, due premi a Venezia 2023 ma anche un’importante esperienza nella serialità da Django a Romulus).
Alla Mostra del cinema di Venezia sono presentati gli otto episodi che raccontano il percorso di Malik (l’esordiente Mamadou Sidibé), giovane immigrato africano, che cerca di sopravvivere nella brutale prigione alla periferia di Marsiglia, dopo essere stato incarcerato per traffico di droga. Solo e vulnerabile, incontra Massoud (Sami Bouajila), un potente e ambiguo uomo d'affari che gli offre protezione in cambio della sua obbedienza.
(afp)
Come è finito un regista italiano a girare una grande serie francese da quel film così importante?
“Mi hanno detto che tutti i registi francesi che sono stati interpellati hanno tutti gentilmente rifiutato. Perché in Francia Audiard è un'istituzione forse il regista francese più riconosciuto a livello mondiale ma in particolare quel film è un cult che nessuno si azzardava a toccare, probabilmente anche a toccare con delle risorse che erano comunque limitate su questo progetto. E poi deve aver agito nella testa del produttore Marco Cherqui anche, la sua ammirazione per il cinema italiano, per come Gomorra, il film era stato tradotto in una serie. Questo esempio particolarmente riuscito di traduzione dal film alla serie lo ha convinto. Ciò che è stato determinante poi è stato quando gli ho detto subito che non avrei voluto fare la Gomorra francese perché mi sembrava che nel film di Audiard, e anche nel primo copione che avevo letto, fossero messe in gioco delle istanze etiche di un altro tipo e che il dilemma morale agisse nei personaggi in un altro modo che mi interessa molto di più”.










