Stesso sguardo vitreo, i capelli biondi, una somiglianza impressionante. «Ma non ho cercato l’imitazione», spiega il divo britannico Jude Law che interpreta Vladimir Putin nel filmone presentato ieri a Venezia, Il mago del Cremlino. Racconta l’ascesa del leader dal punto di vista del suo consigliere immaginario, la regia è firmata dal francese Olivier Assayas ed è una delle pellicole in lizza per la vittoria alla Mostra del cinema. Che fosse uno dei titoli più attesi, data l’attualità del tema, è cosa ovvia. Jude Law ha un ruolo pesante, forse il più impegnativo da quel Young Pope di Paolo Sorrentino, ma dice di non essersi imbarcato in questo progetto ingenuamente. «Paura di Putin? Non ho certo pensato a ripercussioni, mi sono messo nelle mani di Olivier (il regista) per raccontare senza polemiche un personaggio all’interno di una storia molto più grande».
«SENZA EMOZIONI»
«La cosa più difficile», ha raccontato il cinquantaduenne sex symbol britannico, «è stato rappresentare il suo volto pubblico, da cui non trapela nulla, ma mostrare comunque emozioni. Per me è stato tutto una rivelazione perché sapevo bene poco di lui. Ho dovuto adottare una recitazione interiore», ha aggiunto. «Questa è una storia che doveva essere raccontata in modo intelligente, con sfumature e attenzione. Non cercavamo la controversia fine a se stessa». Il film è un adattamento dell’omonimo bestseller di Giuliano da Empoli, scrittore italiano, da anni residente in Francia, un racconto sull’ascesa al potere del presidente russo insieme a un consigliere immaginario chiamato Vadim Baranov, interpretato dall’attore Paul Dano, un bel po’ inquietante come in ogni sua interpretazione. Il regista Assays spiega che «il film è molto vicino al romanzo da cui è tratto, con qualche variante concordata. Giuliano da Empoli ha fatto parte del processo della scrittura del film, perché quando si parla di politica moderna e politica in generale puoi essere romanzesco, ma a condizione di essere giusto nei fatti». Il libro è stato scritto prima dell’invasione dell’Ucraina e pubblicato durante, «parlava già delle radici del potere di Putin e c’era una vena di violenza. Visto quello che è successo dopo ecco perché è ancora così attuale», ha spiegato lo scrittore stesso presente in sala a Venezia. Tra gli sceneggiatori c’è anche lo scrittore Emmanuel Carrère, l’autore di Limonov, anch’esso diventato film, sul celebre dissidente russo che ai margini compare anche in questo film.











