Venezia – Il mago del Cremlino di Olivier Assayas arriva alla Mostra, in concorso, mentre Vladimir Putin vola in Cina per rafforzare l’asse con Pechino e mentre in Occidente si guarda alla scadenza dell’appuntamento con Trump come a un nuovo punto di svolta nello scontro globale. Ispirato al romanzo di Giuliano da Empoli e alle visioni di Vladislav Surkov, l’ideologo del Cremlino che ha recentemente riaffermato la necessità di un’espansione russa senza confini, il film non racconta la cronaca ma indaga i meccanismi del potere e le nuove forme di manipolazione politica. Assayas spiega, come il cinema possa smascherare questi dispositivi e, attraverso l’interpretazione di Jude Law, offre lo specchio di un leader che non è soltanto Putin ma l’immagine stessa delle derive autoritarie che attraversano il nostro tempo. Lo abbiamo intervistato.
Vladislav Surkov
Perché oggi è importante un film, al di là del suo valore artistico, come Il mago del Cremlino, che è destinato a un grande pubblico e che ci regala uno sguardo all’interno della Russia?
"Perché quello che sta accadendo in Russia sta accadendo nel mondo. E quello che mi ha sempre interessato non è esattamente la politica russa, ma la trasformazione della questione del potere nelle società contemporanee e il modo in cui vengono utilizzati internet e nuovi strumenti di manipolazione del politico. In questo senso non è la storia di Vladimir Putin, non è nemmeno una cronaca fedele degli eventi. Direi piuttosto che è un film ispirato dal libro di Giuliano da Empoli e dal sentimento che mi ha trasmesso: che qualcosa stava accadendo dentro al mondo politico e che aveva bisogno di essere demistificato, spiegato, reso visibile sul tavolo. E il cinema questo non l’ha ancora fatto, o certamente non l’ha fatto abbastanza”.












