VENEZIA - Jude Law, non teme che interpretare Vladimir Vladimirovič Putin possa procurarle dei guai? «Non ho pensato a possibili ripercussioni». Ha trovato degli elementi positivi nel rappresentare il premier e presidente della Russia? L’attore britannico, 53 anni, già al Lido l’anno scorso con The Order, sorride: «Ho imparato il judo, diciamo che la cosa positiva è stata questa». Ora è il coprotagonista, con l’americano Paul Dano, del film di Olivier Assayas Il Mago del Cremlino, passato ieri in concorso a Venezia82 e già in odore di Leone. Dello Zar, Law ha la stessa postura, lo stesso modo di camminare e, grazie a una parrucca, anche gli stessi, arancioni, capelli. Ma, soprattutto, lo sguardo gelido.

Basato sul romanzo di Giuliano da Empoli (che dal 2007 al 2011 è stato componente del Cda della Biennale) e co-sceneggiato da Emmanuel Carrère, il film - 156 minuti, nelle sale il prossimo anno - esplora gli oscuri meandri del potere, in cui ogni parola diventa lo strumento di un preciso disegno politico. È il racconto, tra verità e finzione, dell'ascesa di Putin (Jude Law) attraverso le vicende del suo spin doctor Vadim Baranov (Paul Dano), ispirato al suo ex consigliere Vladislav Surkov.