Da qualche tempo a questa parte, la comunità scientifica sembra essere più o meno concorde sul fatto che la “salute” dello strato di ozono presente nella stratosfera stia piano piano migliorando. E questo è certamente un bene, dato che lo strato di ozono protegge la vita sulla Terra dalle radiazioni ultraviolette emesse dal Sole. Le cose, però, si complicano se teniamo conto del fatto che l’ozono è anche un gas serra. A questo proposito, i risultati di uno studio pubblicato su Atmospheric Chemistry and Physics suggeriscono che la “guarigione” dello strato di ozono potrebbe contribuire al riscaldamento globale di un 40% in più circa rispetto a quanto preventivato in passato.

Nel dettaglio, autori e autrici dello studio hanno simulato attraverso modelli computazionali il modo in cui l’atmosfera cambierà entro il 2050, e gli effetti che questi cambiamenti avranno sulla quantità di calore intrappolato vicino alla superficie terrestre. I parametri utilizzati sono pensati per simulare uno scenario caratterizzato da una scarsa implementazione delle misure contro l’inquinamento atmosferico, ma, allo stesso tempo, dalla graduale eliminazione dei Cfc e degli Hcfc. Quesi ultimi sono gas che danneggiano lo strato di ozono e sono, tra l’altro, a loro volta dei gas serra. Sono stati messi al bando con il Protocollo di Montreal, entrato in vigore nel 1989 e ratificato da 197 Paesi inclusa l’Italia. Da quel momento, l’emissione di sostanze lesive per l’ozono è stata fortemente limitata.