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Da giorni online si parla molto della chiusura di Phica.net, un sito che esisteva dal 2005 su cui migliaia di uomini pubblicavano foto di donne conosciute, sconosciute o famose senza il loro consenso, per commentarle con toni sessisti, umilianti e degradanti. Uno dei temi ricorrenti in queste discussioni è la legalità di ciò che accadeva sul sito: oltre ai contenuti intimi condivisi senza consenso da partner o familiari, palesemente illegali, su Phica si trovavano infatti anche migliaia di screenshot di contenuti trovati sui social, spesso su profili pubblici. C’è quindi qualcosa di illecito nella loro pubblicazione altrove?
Altri si sono chiesti se ci fosse davvero qualcosa di illegale nella condotta degli utenti che commentavano queste foto con enorme volgarità e violenza: la domanda, insomma, è se questi comportamenti siano in qualche modo denunciabili o se il giudizio al riguardo possa essere soltanto morale. La risposta è che moltissime delle cose che succedevano su Phica in base alla legge italiana si configurano come reati o, quanto meno, come illeciti amministrativi.
In teoria, Phica era nato per essere un sito per adulti dedicato alla pornografia amatoriale, in cui gli utenti potevano caricare contenuti porno che li ritraevano, con il consenso di tutte le persone presenti nelle foto e i video condivisi. In pratica, da anni era diventato anche uno spazio in cui venivano condivise foto e video di donne a loro totale insaputa: donne del tutto comuni come mogli, fidanzate, partner, ex, sorelle, figlie e donne sconosciute viste in spiaggia o in palestra, ma anche celebrità, giornaliste, politiche e influencer.













