MONTEBELLUNA (TREVISO) - I cani sono di proprietà di chi li accudisce giorno per giorno, di chi li ama, li coccola e li accompagna. Non di chi semplicemente risulta essere il titolare del microchip. A stabilire questo discrimine è stato direttamente il giudice. Tutto è partito da 2 meticci contesi nell'ambito di una causa tra un padre e sua figlia. Vivevano uno accanto all'altro nella zona di Montebelluna. E, seppur separati, avevano un'area in comune. Nel corso del 2022 sono finiti irrimediabilmente ai ferri corti. Tanto da separarsi.
La donna a quel punto è andata via con la sua famiglia, il compagno e i figli, portandosi dietro anche i due cani che aveva sempre accudito. Erano nati pochi anni prima da una cucciolata della cagnolina del padre, che aveva provveduto a registrarli con il microchip. Alcuni cuccioli erano stati donati ad altre persone. Mentre i due meticci sono rimasti in casa. L'uomo continuava a seguire la propria cagnolina.
La figlia, invece, si prendeva cura dei meticci in questione. Da qui la decisione di portarli con sé dopo il cambio di casa. Il padre, però, non era d'accordo. Tanto che all'inizio del 2024, attraverso un decreto ingiuntivo, ne aveva ottenuto la restituzione. Un provvedimento che è stato subito impugnato. E ora la giudice Susanna Menegazzi ha timbrato la sentenza che stabilisce che i due cani devono restare alla donna. Indipendentemente dal fatto che il microchip risultava intestato al padre. «Tutti i testimoni hanno confermato che è sempre stata lei a prendersi cura dei due cagnolini - sottolinea Menegazzi - il microchip era stato registrato dal padre giusto perché aveva un altro cane nell'area in comune». E questo non è bastato a certificare in modo definitivo la proprietà degli animali.








