Due cani meticci contesi tra padre e figlia hanno portato il tribunale di Treviso a pronunciarsi su un principio destinato a essere un precedente importante: la proprietà di un animale non spetta a chi risulta intestatario del microchip, ma a chi se ne prende quotidianamente cura.

“Non dategli da mangiare”, Marolio, il cane dei pompieri con il vizio che l’ha reso obeso

La lite familiare

La vicenda nasce a Montebelluna, nel Trevigiano, dove padre e figlia vivevano in due abitazioni confinanti, con una zona esterna in comune. Nel 2022, dopo una rottura definitiva dei rapporti, la donna si trasferisce con il compagno e i figli, portando con sé i due cani meticci che aveva sempre accudito.

I due animali erano nati da una cucciolata della cagnolina del padre, che aveva provveduto a registrarli a suo nome tramite microchip. Alcuni cuccioli erano stati affidati ad altre famiglie, mentre questi due erano rimasti in casa, accuditi dalla figlia.