DA VEDERE. Ammirata lo scorso anno nel pluripremiato “La sala professori”, l’attrice tedesca Leonie Benesch conferma il suo talento nel pregevole “L’ultimo turno” scritto e diretto da Petra Volpe. Teatro del racconto è il reparto oncologico, da tempo sotto organico, di un ospedale di Basilea: la macchina da presa segue con notevole abilità registica la frenetica e inevitabilmente drammatica giornata dell’infermiera Flora Lind, la sua perenne corsa contro il tempo. Ritmo incessante, personaggi riusciti, un cast eccellente fra le altre qualità di “Heldin”, questo il titolo originale che si traduce come “Eroina”.
DA EVITARE. Al termine di “Tutta colpa del rock” di Andrea Jublin il geniale Edward Munch avrebbe potuto dar vita all’opera “L’urlo dello spettatore” per essere entrato al cinema a vedere un film del genere, basato su una storia che sembra scritta dai conduttori di “Uno Mattina Estate” Carolina Rey e Alessandro Greco tanto è banale e scontata. Si racconta di un tizio che si crede Eric Clapton che finisce in galera, fonda una rock band e partecipa con lei - da segnalare il nome di gran classe del gruppo - a un festival per vincere il premio con cui portare la figlia in America. Buonismo a piene mani e recitazione non proprio da Actors Studio dato che il mattatore è Lillo e al suo fianco c’è Maurizio Lastrico addirittura attore. “Tutta colpa dello rock” ricorda la divertente pellicola americana “School of rock” con Jack Black ma è come confrontare il campionato di calcio bielorusso con la Premier League. Il film dura 100 minuti, percepiti almeno 150.







