Spiace per chi è convinto che il cinema debba mostrare solo le parti più appetitose della vita (le «fette di torta» di hitchcockiana memoria) perché a volte è proprio la routine quotidiana, il dovere ripetuto ogni giorno a diventare cinema. E grande cinema anche. Come succede in «L’ultimo turno» della svizzera Petra Volpe, che non a caso la regista aveva intitolato in originale «Heldin», cioè eroina.