Nuove tecnologie e intelligenza artificiale pongono sfide e opportunità inedite al sistema universitario. La premessa per affrontarle sta nel superare la distinzione tra didattica tradizionale o innovativa, in presenza o online. Dobbiamo guardare oltre, senza confondere gli strumenti della didattica — tradizionale o innovativa, in presenza o online — con il suo fine.
Per comprendere il suo vero fine, mi affiderei ai cardini indicati dal cardinale Tolentino all’assemblea della Federazione Internazionale delle Università Cattoliche in Messico: unicità della persona nell’esperienza didattica, orientamento al bene comune, costruzione di relazioni libere e autentiche verso la conoscenza. Ritorna alla mente «L’idea di università» di John Henry Newman: «un’anima mater, che conosce i propri figli uno per uno, non una fonderia, una zecca o un mulino». Diremmo — riprendendo il cardinale Tolentino — non «un’industria anonima» ma «un paziente artigianato di relazioni».
Una visione dell’università che poggia su due assunti. In primo luogo, occorre ribadire con forza che studentesse e studenti non sono utenti ai quali offrire un servizio, come una consolidata tendenza ci indurrebbe a fare, quanto persone animate dalla speranza di vivere un’esperienza educativa. In secondo luogo, le università devono preparare le classi dirigenti e le generazioni del domani consapevoli che la professionalizzazione non è in sé sufficiente e non è il solo fine da indicare come orizzonte del percorso universitario.









