Adam Raine si è tolto la vita a soli 16 anni lo scorso 11 aprile. Stava vivendo un periodo difficile, allontanato dal basket (la sua grande passione) e con condizioni di salute lo portavano a seguire corsi online al posto di stare tra i banchi di scuola. Il ragazzo ha utilizzato un cappio per impiccarsi nell’armadio della propria camera. La famiglia ha deciso di denunciare Open AI per le conversazioni che il sedicenne aveva avuto con ChatGpt.
Le conversazioni tra Adam e l’intelligenza artificiale, avvenute dal primo settembre 2024 fino alla sua morte, sono racchiuse nelle oltre 3.000 pagine del fascicolo con il quale si sta portando avanti la causa. L’intento dei genitori è quello di avere un risarcimento danni per la morte del figlio e, soprattutto, ottenere un provvedimento ingiuntivo per impedire che una cosa del genere accada di nuovo.
Le conversazioni tra Adam Raine e ChatGpt
Il New York Times ha raccontato la storia, con la firma di Kashmir Hill. La famiglia di Adam sostiene che non solo l’AI non avesse avviato alcun protocollo di emergenza, ma avrebbe anche incoraggiato il ragazzo a non chiedere aiuto. Il sedicenne coltivava da tempo i pensieri del suicidio e ne aveva fatto parola con l’intelligenza artificiale. Su ChatGpt raccontava la sua disperazione, la sensazione di inutilità e l’assenza di attenzioni. L’AI ha sempre risposto con parole di conforto e di motivazione (come appreso dai codici morali introdotti da chi l’ha progettata). Quando il ragazzo ha iniziato a fare domande pratiche, però, ha risposto fornendo consigli e suggerimenti, sempre secondo i modelli con cui è stata creata.











