Adam Raine aveva sedici anni. Amava il basket, i videogiochi, gli «Anime» giapponesi. Viveva un periodo turbolento, l’adolescenza. Per la disciplina lo avevano allontanato dalla scuola di basket, la salute lo aveva costretto a diradare le sue presenze in classe e aveva cominciato a seguire i corsi online. La sua storia assomiglia a quelle che su queste pagine, parlando degli Hikikomori, abbiamo descritto con lo psicologo Marco Crepaldi.