"Un uso improprio, non autorizzato, involontario e imprevedibile di ChatGpt" avrebbe portato al suicidio di Adam Raine, il sedicenne statunitense che si è tolto la vita dopo averne discusso per mesi con il chatbot.

E' questa la risposta di OpenAI, la casa madre della piattaforma di intelligenza artificiale, secondo quanto riporta la testata Nbc.

Il documento legale è stato presentato presso la corte della California a San Francisco ed è la risposta alle accuse della famiglia di Raine che ad agosto aveva citato in giudizio la società.

Per OpenAI, Raine avrebbe violato diverse regole nell'uso di ChatGpt come il divieto di chat per gli utenti di età inferiore ai 18 anni senza il consenso di un genitore e le conversazioni su temi delicati, tra cui il suicidio e l'autolesionismo.

Alla commissione del Senato Usa a settembre, il padre di Raine ha affermato che "ciò che era iniziato come un aiuto per i compiti si è gradualmente trasformato in un confidente e poi in un coach per il suicidio".