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Negli ultimi tempi la cosiddetta Guardia costiera libica è diventata sempre più aggressiva nei confronti delle navi delle ong che soccorrono le persone migranti in mare. Il culmine è stato raggiunto domenica pomeriggio con l’attacco armato alla nave Ocean Viking della ong Sos Méditerranée: ma ormai sono circa due anni che le violenze e le intimidazioni sono in aumento.

Tutte le ong hanno i propri aneddoti di incontri sempre più spiacevoli e rischiosi per i propri equipaggi, fra manovre pericolose, spari in direzione delle navi e minacce via radio. Il tutto senza esplicite condanne da parte dei vari governi italiani, che dal 2017 finanziano e legittimano le milizie libiche che compongono il corpo di Guardia costiera con l’obiettivo di riportare con la forza i migranti in Libia.

Per via di questa aggressività diverse ong temono concretamente per la sicurezza del proprio equipaggio: un rischio che fino a qualche anno fa non esisteva, e che a detta di molti è in aumento. «I livelli degli ultimi mesi non si erano mai visti», dice Beppe Caccia, capo missione della nave Mediterranea della ong Mediterranea Saving Humans.

È difficile spiegare perché l’aggressività sia aumentata: anche le ong non hanno una risposta univoca. Secondo la responsabile dei soccorsi in mare per Medici Senza Frontiere, Fulvia Conte, l’aumento degli episodi violenti nei confronti delle navi delle ong, oltre che delle persone migranti, si può spiegare in parte con la crescente legittimazione data dal governo italiano alla Guardia costiera libica. In altre parole, con il fatto che l’Italia consideri le milizie libiche dei partner fidati, a cui quindi non viene rivolta nessuna critica esplicita in pubblico: nemmeno nei casi più gravi. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, per esempio, non ha commentato l’attacco armato contro la Ocean Viking: così come non ha condannato le violenze precedenti.