“Queste persone vengono addestrate da noi e sarebbe interessante capire cosa gli insegniamo. Sanno cosa siano le navi umanitarie? O vengono addestrati per minacciarci, ostacolarci, intimidirci o magari anche ucciderci”. C’è rabbia palpabile nelle parole del capomissione Angelo Selim, ancora su Ocean Viking adesso ormeggiata in porto ad Augusta. Domenica pomeriggio, quando la Guardia costiera libica ha iniziato a sparare contro la nave era sul ponte a coordinare le operazioni, addosso ha le ferite e i tagli che le schegge hanno provocato. Non è alla sua prima missione, sulle navi di soccorso ci sta da tempo, ma una cosa del genere, spiega, è un inedito assoluto. “E nessuno venga a dire che non è successo nulla di nuovo perché da tempo i libici minacciano le navi umanitarie, cosa di per sé gravissima. Questa volta hanno sparato ad altezza uomo, per venti minuti. Uno dei proiettili ha colpito il serbatoio della benzina, avrebbe potuto essere una strage”.

Spari su Ocean Viking, l’Ue chiede chiarimenti alla Libia

di Alessia Candito

Come state a bordo adesso?

“Siamo contenti che nessuno si sia fatto male, che adesso è la cosa più importante. Ma tutto quello che è successo è inaccettabile da ogni punto di vista”.