La coda dell’estate veneta, calda e affollata come non accadeva da anni, si è trasformata in un teatro di episodi che hanno profondamente irritato il presidente della Regione, Luca Zaia. Non per il numero record di visitatori – 28 milioni secondo i dati dell’ultimo rapporto Federalberghi Veneto riferito a giugno – ma per il fenomeno che lui stesso ha definito senza mezzi termini “turismo cafone”.
Un termine che restituisce immagini precise: vacanzieri sdraiati in mutande lungo le canalette del Prato della Valle a Padova, camperisti che a Cortina si spogliano accanto al monumento delle Olimpiadi del’56 stendendo i panni come fossero al campeggio, gruppi che trasformano i ponti di Venezia in trampolini per tuffi, le calli in improvvisati palcoscenici per acrobazie da social, le piazze in bivacchi.
Scene che hanno indignato cittadini e visitatori rispettosi, alimentando un dibattito che non riguarda soltanto il Veneto ma l’Italia intera: dalle fontane di Roma usate come piscine – 1. 300 i daspo urbani emessi nella capitale solo nel 2025, 400 dei quali contro turisti stranieri – fino alle scalate dei monumenti di Firenze solo per un selfie e ai sentieri delle Cinque Terre percorsi in infradito, dove le multe arrivano a 2.500 euro. In ogni caso, secondo i dati contenuti nel Rapporto annuale Istat 2025, il numero di daspo urbani emessi in Italia quest’anno ha superato le 9.800 unità, segnando un incremento del 27% rispetto al 2024, quando i provvedimenti erano stati poco più di 7.700.









