Innovazione tecnologica, marketing e qualità del management sono i fattori che generalmente definiscono il vantaggio competitivo di un’impresa. Finendo così per dimenticare che alla radice dello sviluppo c’è la risorsa fondamentale dell’intelligenza umana.
Nelle attuali realtà imprenditoriali complesse il genio individuale à la Schumpeter non è più sufficiente. L’intrapresa economica è un’opera di squadra, che integra competenze non sovrapponibili e complementari (giuristi, esperti di marketing, economisti, ingegneri…) per massimizzare il valore di tutte quelle variabili e rendersi competitiva. Nella catena di montaggio di Charlot in Tempi moderni il flusso produttivo si basava su compiti semplici, le relazioni non servivano a molto, anzi erano considerate fattore di distrazione e di inefficienza. Bastavano autorità, controllo e minaccia di sanzione per verificare che l’operaio avvitasse con tempismo “scientifico” il bullone. Tutto cambia nell’impresa moderna. Il lavoro di Charlot lo fanno prevalentemente le macchine, mentre comunità di umani mettono a punto progetti e strategie che hanno come obiettivo creare e innovare. La letteratura teorica ed empirica insegna che gli umani danno il massimo quando sono valorizzate le loro motivazioni intrinseche, oppure, al contrario, il minimo possibile per non essere licenziati (quite quitters) quando non sono motivati.







