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Ai pm il telefono dell'ex braccio destro Santini. Ispezione dopo le elezioni

C'è una chat potenzialmente scomoda nell'inchiesta affidopoli di Pesaro, che vede indagato anche l'ex sindaco Matteo Ricci, candidato del centrosinistra alle Regionali delle Marche di fine settembre. Quella con il suo ex braccio destro, Massimiliano Santini, anche lui indagato, sentito lo scorso 11 agosto in un interrogatorio fiume di dieci ore, durante il quale ha consegnato una sim con un account whatsapp cancellato, contenente delle chat tra lui e l'ex primo cittadino, che però ormai saranno recuperate solo dopo le elezioni.

Santini avrebbe ammesso di aver intascato quelle che per i pm sarebbero state tangenti in cambio di affidamenti diretti, e irregolari secondo l'accusa, da parte del Comune di Pesaro a due associazioni no profit, Stella Polare e Opera Maestra, dell'imprenditore Stefano Esposto. Si tratta di lavori e organizzazioni di eventi per oltre 500mila euro affidati tra il 2019 e il 2024, in cambio dei quali Santini, diretto collaboratore dell'allora sindaco Ricci, avrebbe percepito denaro. I magistrati hanno indagato anche Ricci, oggi europarlamentare del Pd, perché, benché estraneo a qualsiasi giro di soldi, sarebbe stato a conoscenza del fatto che le due no profit sarebbero state in realtà un veicolo ad hoc per ottenere fondi dal Comune. E avrebbe beneficiato di quegli affidamenti - che comprendevano lavori ed eventi - non in regola con una sorta di ritorno di immagine per la sua amministrazione, in termini di "popolarità e consenso". Santini, difeso dall'avvocato Gioacchino Genchi, ha scelto una linea di "piena collaborazione con la magistratura". Avrebbe così ammesso di aver intascato denaro da Esposto - gli vengono contestati circa 109 mila euro sotto forma di bonifici e altri benefit: "Li prendevo io, me ne assumo la responsabilità", avrebbe detto secondo Repubblica. Ma avrebbe anche completamente scagionato Ricci, che "del giro di denaro non sapeva niente".