Ricorre oggi l'anniversario della nascita dello scrittore Boris Pahor, morto nel 2022 a 108 anni.
Scrittore e intellettuale di lingua slovena, nato a Trieste il 26 agosto 1913, Pahor è ritenuto il più importante scrittore sloveno con cittadinanza italiana.
Avendo attraversato tutti gli orrori del XX secolo, è stato una delle voci più significative della tragedia della deportazione nei lager nazisti, come raccontata in Necropoli; ma anche delle discriminazioni contro la minoranza slovena a Trieste durante il regime fascista.
Li aveva attraversati quegli orrori non leggendoli ma subendoli, come poi avrebbe riportato nella trentina di libri, tradotti in decine di lingue, tra cui Qui è proibito parlare, Il rogo nel porto, La villa sul lago.
Oggi, ricordando anche l'ottantesimo anniversario dalla fine della seconda guerra mondiale, il Comitato pace convivenza Danilo Dolci e il Centro italo sloveno di Trieste hanno portato dei fiori sulla tomba di Pahor nel cimitero di Sant'Anna. "Lo scrittore - sottolineano i sodalizi - è stato testimone e alfiere di cent'anni della vita di queste terre da quando i suoi occhi di bambino hanno visto l'incendio del Narodni Dom; è stato testimone e simbolo dell'antifascismo e antirazzismo e ha guardato fin da subito con attenzione alla difficile costruzione dell'Europa".







