Un incontro si è svolto a Capodistria (Slovenia) in omaggio allo scrittore sloveno Boris Pahor, scomparso il 30 maggio 2022 a Trieste, un'occasione celebrata con la ristampa di una sua silloge "Il mio indirizzo triestino" (Moj tržaški naslov), raccolta di prose brevi del 1948.

Un'opera che segna l'inizio della sua carriera di narratore e il profondo legame con la città di Trieste.

All'incontro ha partecipato, tra gli altri, il segretario di Stato del Primo ministro sloveno Vojko Volk.

L'evento è stato anche dedicato alla memoria dell'80/o anniversario della fine della Seconda guerra mondiale e alla liberazione dei campi di sterminio nazisti.

"Il magistero universale della scrittura di Boris Pahor - ha commentato la senatrice italiana Tatjana Rojc presente all'evento - ha incontrato la storia tormentata delle nostre terre martoriate e liberate, l'ha distillata nell'esperienza del campo di concentramento e ne ha raccolto l'essenza, trasformandola in messaggio per ognuno di noi". Rojc, amica e studiosa di Pahor, ha inoltre sottolineato l'importanza di "dare continua vita alle opere di Pahor attraverso ristampe, nuove edizioni e studi critici, che rinnovano e aggiornano la contemporaneità di questo autore di riferimento per gli sloveni e per la cultura europea". Per la senatrice (Partito Democratico) "questa silloge esprime la sostanza di ciò che sarebbe stata l'opera di Pahor perché racconta senza filtri, in modo essenziale e senza alcuna elaborazione temporale ciò che erano i sopravvissuti, i pellegrini tra le ombre. Contiene l'impronta dell'esperienza concentrazionaria e l'avvio della produzione di un grande scrittore".