Il 10% in Intel è probabilmente solo l'inizio: lo 'shopping' del governo americano è destinato a continuare nell'ambito di una più ampia strategia per la creazione di un fondo sovrano, tanto voluto da Donald Trump.

Incurante delle critiche dei repubblicani, il presidente americano è intenzionato ad andare avanti con accordi simili a quello stretto con Intel. "Ho pagato zero" per la quota che "vale circa 11 miliardi di dollari. Perché gli stupidi non sono contenti? Farei accordi come questo per il nostro Paese per tutto il giorno. Aiuterò anche le aziende che stringono accordi così redditizi con gli Stati Uniti", ha detto Trump sul suo social Truth respingendo le critiche gli sono piovute addosso dal suo stesso partito.

La quota di Intel, così come quella in US Steel e la richiesta a Nvidia e Amd di versare al governo parte dei ricavi realizzati in Cina, sono invece iniziative che stanno sollevando molti malumori, oltre a creare confusione fra le grandi aziende americane. Anche se un intervento del governo non è una novità - lo aveva deciso Barack Obama durante la crisi finanziaria -, l'aggressività con cui il presidente si sta muovendo innervosisce Corporate America, che non sa cosa attendersi da un presidente già imprevedibile.