In piena era reaganiana, l’edonismo imperante era stato messo in discussione dal film di un attore comico, non proprio gratificato da Madre Natura, ma dotato di una mente sicuramente fuori dal comune, specie quando passava dietro la macchina da presa. Decidendo di dirigere «La guerra dei Roses», dove si ritagliava anche una parte mentre Michael Douglas e Kathleen Turner mandavano all’aria il sogno americano, Danny DeVito dimostrò molta più lungimiranza dei tanti cantori di un’epoca ingiustamente idealizzata.