Contro ogni guerra (anche di coppia) la meditazione ci insegna a gestire il dolore

di Roberto Croci

Medaglia dell’Ordine dell’Impero Britannico di Sua Maestà la Regina Elisabetta II, due nomination agli Oscar come miglior attore per The Imitation Game e Il Potere del Cane, un Emmy per Sherlock Holmes, sei Bafta: Benedict Cumberbatch, sguardo magnetico, voce profonda e pacata, oltre che sex symbol d’oltremanica è un camaleonte capace di indossare i panni dei personaggi più disparati – Stephen Hawking, Julian Assange, Vincent Van Gogh, Alan Turing, Thomas Edison. Lo rivedremo al cinema in I Roses, una commedia con Olivia Colman che è la rivisitazione contemporanea del classico film del 1989 La guerra dei Roses, diretta da Jay Roach e scritta da Tony McNamara (La favorita e Povere creature).

Com’è nata la “strana coppia” Coleman-Cumberbatch?

"Conosco Olivia da anni, avevamo alcuni amici comuni e una sera, dopo vari bicchieri di vino, ci siamo promessi di trovare un progetto su cui lavorare insieme. Poi Tony ci ha proposto di scrivere una storia ispirata al romanzo La guerra dei Roses di Warren Adler e basata sul film con Kathleen Turner e Michael Douglas, diretto da Danny DeVito: un’idea troppo geniale per lasciarsela scappare".