GERUSALEMME - «Prima della guerra – raccontava Mariam nel gennaio del 2024 – mi piaceva fotografare le cose belle». Quel "prima" era ormai lontano nella memoria più dei cinque mesi passati dall'inizio dell'offensiva israeliana. Il tempo reso ancora più vuoto dalla decisione di mandare il figlio dai parenti negli Emirati Arabi per proteggerlo dalle bombe, vuoto eppure riempito dal dolore delle foto scattate un giorno dopo l'altro, mentre a Gaza le cose belle sbiadivano fino a scomparire.