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Ultimo aggiornamento: 7:59
La foresta dell’Amazzonia non sarà una “zona libera da combustibili fossili”, ma per la prima volta le comunità indigene parteciperanno attivamente alle discussioni dell’Otca, l’Organizzazione del Trattato di Cooperazione Amazzonica, e nasce l’idea di un “Fondo Boschi tropicali” da proporre alla COP30 di Belém, in Brasile.
Ma andiamo con ordine: lo stop ai combustibili fossili è il grande assente nella Dichiarazione di Bogotá, sottoscritta dai membri dell’Otca al termine del vertice dell’Amazzonia tenutosi questa settimana, da lunedì 18 a sabato 23 agosto, nella capitale colombiana, nonostante le pressioni di scienziati, società civile, comunità indigene e persino del Paese ospitante, che aveva introdotto la proposta attraverso la viceministra dell’Ordinamento ambientale del territorio colombiano, Tatiana Roa Avendaño. “L’Amazzonia è molto più di un bioma: è un regolatore climatico globale, una riserva di acqua dolce e di biodiversità senza eguali”, ha detto Roa Avendaño, denunciando che “la sua distruzione, provocata in grande misura dall’estrazione e dal processamento dei combustibili fossili, compromette la nostra sicurezza alimentare, la salute pubblica e la stabilità climatica globale” e mette “a rischio la sopravvivenza umana”.








