Seduta sul sellino posteriore di una moto, stretta a suo marito, Valentina Leporati sta viaggiando leggera, almeno in apparenza. Alla ruota posteriore, saldo con una cinghia, c’è un borsone: dentro ci sono solo tre slip, una maglietta, un paio di jeans… e una scorta di cibo: crackers, grissini, fette biscottate, crostatine, qualcosa che assomiglia al pane."Non è una scelta eccentrica. È solo celiachia", dice con un sorriso che mescola ironia e consapevolezza. "Se stasera non dovessimo trovare un ristorante con opzioni senza glutine, probabilmente finirò per versarmi in bocca una massa informe di briciole, direttamente dal sacchetto".
Valentina ha 37 anni ed è celiaca da sempre. La diagnosi è arrivata prestissimo, a soli 17 mesi, quando ancora non parlava. Eppure, quella condizione ha finito per parlare al posto suo per molti anni, facendola sentire fuori posto, "di troppo".
Il frisbee travestito da pizza
"Da bambina mi sentivo diversa. Ma non una di quelle diversità che ti fanno sentire speciale", racconta Valentina. "Mi sentivo sfigata, nel senso più crudo del termine. Una che non poteva scegliere, che doveva sempre adattarsi. Sempre in difesa". All’epoca, le pizzerie non offrivano alternative senza glutine. Se voleva anche solo fingere di essere come gli altri, doveva portarsi da casa quella base-biscotto confezionata che sembrava un frisbee. "Dura, piatta, secca. La spacciavamo per pizza, ma lo sapevamo tutti che non lo era. Eppure, per me era già qualcosa. Mi aiutava a non sentirmi completamente fuori posto".







