«La paura ha preso il sopravvento. Ha coperto tutto, come una spessa coltre di neve». Nell’ufficio della sua Ong, nel campo profughi di Aida, vicino a Betlemme, Munther Amira confida di non ricordare con precisione il giorno esatto in cui si è spenta la voce dei palestinesi. Ricorda soltanto che, a un certo punto, la gente ha smesso di scendere in strada, di manifestare, di urlare slogan contro i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza.