Quando la Patria chiama, la sinistra c’è. Quando il tricolore garrisce al vento, pure. Occhio al “dettaglio”, però: la Patria è la Francia, e il tricolore ha un inconfondibile blu al posto del verde. E così, con la consueta puntualità, non appena il solito Emmanuel Macron ha inscenato la sua commediola anti -Salvini, come un sol uomo i leader e i sottoleader della sinistra italiana sono insorti per aggredire il leghista e simpatizzare con il francese.
La cosa è due volte bizzarra. Nel metodo, perché i neo-legionari filomacronisti sembrano voler vietare a un leader politico italiano di potersi esprimere. Non si può più dire nemmeno un innocuo “Macron si attacchi al tram”?
Tanto per fare un banale confronto, proprio nel numero di oggi di Libero trovate la sequenza di insulti e improperi giunti da Parigi verso Roma dal momento della nascita del governo guidato da Giorgia Meloni. E allora come funziona questo rapporto italo-francese? I galletti transalpini sono liberi di insolentirci allegramente, mentre da qui si possono solo lanciare petali di rosa?
Tra l’altro, a sostenere questa tesi curiosa è la stessa sinistra che ogni giorno riversa insulti irriferibili contro i leader stranieri sgraditi, da Donald Trump a Bibi Netanyahu. E quindi, di nuovo, saremmo dentro uno spettacolare doppio standard: offesa libera verso i capi di stato e di governo che non piacciono a Schlein-Bonelli-Fratoianni-Conte, ma intoccabilità dei loro amichetti stranieri.











