Prefiche (con l’accento sulla prima “e”). Piangono, non per soldi come ai funerali ad Atene o Roma, ma per compiacere il proprio pubblico, o gli elettori. Il lutto è lo sgombero del Leoncavallo.

Pd, Cinquestelle, pseudo ambientalisti e maître à penser della sinistra che piace alla gente che non piace intonano canti di dolore. Ci sono le “mamme del Leoncavallo”, ossia le capostipiti, infuriate. E ora dopo la chiusura dello stabile occupato abusivamente da trent’anni dagli attivisti rossi ci sono le vedove e i vedovi del centro sociale che si disperano perché in quel luogo di Milano le forze dell’ordine hanno riportato la legalità.

La prefica, pardon, il vedovo non allegro Pierfrancesco Majorino, capogruppo dem in Lombardia, versa lacrime su Facebook: «Stamane, a proposito di sgomberi e legalità, vengo attaccato da Libero.

Poche cose come queste confermano che ho ragione». Il barbuto ex eurodeputato è furioso perché abbiamo scritto che sbraita e riportato le dichiarazioni con cui ha dato dell’«avvoltoio» a Salvini, il quale ha festeggiato per l’operazione. Invece il capogruppo di Avs al Senato, Peppe De Cristofaro, strilla che le destre «mostrano i muscoli davanti a un Leoncavallo vuoto perché non sanno più dove appendere il cappello della propaganda. Siamo alla follia totale», puntualizza.