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Il più noto centro sociale d'Italia, da molti anni fa un'unica "resistenza": al Fisco

"La magistratura non lancia ultimatum o gridi di guerra, ma lavora per ristabilire la legalità e non fa politica. Che si tratti di un centro dell'ultrasinistra lo apprendo ora e non mi interessa". Sono passati trent'anni da quando, per la prima e ultima volta, un magistrato della Procura di Milano provò ad applicare la legge anche dentro il Leoncavallo. Si chiamava Marcello Musso, sul suo tavolo erano arrivati i rapporti dei carabinieri che raccontavano - con tanto di filmati dall'alto - come nel centro sociale di via Watteau una banda di spacciatori lavorasse alla luce del sole, e lui reagì come gli pareva ovvio: decise di entrare al Leoncavallo e di arrestare i pusher. In Procura scoppiò il finimondo, i capi di Musso gli diedero del matto, l'irruzione venne sospesa, e il Leoncavallo fece partire un esposto contro il pm che aveva provato a applicare il codice penale anche dentro le mura graffitate del fortino