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Peggio del Leoncavallo, il centro sociale di Torino è una scuola di violenza. Ma a sinistra lo coccolano

Non è il Leoncavallo, è peggio. Askatasuna è forse il centro sociale più pericoloso d'Europa da almeno 25 anni, o meglio: è il riferimento italiano più costante per violenza politica, tanto che l'assalto alla Stampa, ora, non è neppure un salto di qualità: è solo una nuova pagina di copione. Ogni pretesto o bandiera possono trasformare il "dissenso" in azione fisica e scontro, danneggiamento e intimidazione: qualcosa che alle spalle ha azioni paramilitari, scontri sistematici con le forze dell'ordine, indagini per terrorismo e addirittura una parentesi di militanza armata in Siria. Esagerazioni?

Non è colpa nostra se manca la memoria. 1999: Primo Maggio torinese, scontri frontali, 110 rinviati a giudizio per resistenza e lesioni. 2000: un militante storico condannato a 7 anni per attentati contro il Tav. 2002: tumulti contro forze politiche. 2003: corteo pro-Palestina con devastazioni e ancora occupazioni di sedi politiche, blocchi del Consiglio regionale e blocco cittadino contro il Tav, assalto al cantiere di Chiomonte (2013) con razzi e molotov in una vera azione di guerra, e ancora "metodi paramilitari" secondo la Procura, la quale a quel tempo ipotizza un intero ventaglio di reati associativi. La parte più rimossa infatti è il versante internazionale: tra il 2016 e il 2018 vari attivisti di Askatasuna partono per la Siria a combattere nelle milizie curde del Rojava, e al loro ritorno la Procura chiede una sorveglianza speciale e li definisce socialmente pericolosi. Non è più l'immaginario che gioca alla rivoluzione, è gente passata da un vero teatro di guerra ai cortei in via Po. Infatti negli anni successivi nulla è cambiato: violenze e devastazioni nel corteo per Cospito (2023) e blocchi stradali e ferroviari per Gaza (202324) e irruzioni nei centri di accoglienza oltre a scontri, persino, al Salone del Libro: la causa è variabile, il metodo è fisso.