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È il centro sociale più noto di Torino ad aver assaltato la redazione durante la manifestazione, eppure il Comune ha avviato le pratiche per renderlo bene comune

Gli antagonisti alzano il tiro e sembra iniziata una escalation senza possibilità di ritorno. Dopo le violenze contro le forze dell'ordine sono iniziate quelle contro i giornalisti e i primi a farne le spese sono stati i colleghi de La Stampa. Ieri, un centinaio di antagonisti hanno fatto irruzione nella redazione torinese del quotidiano durante lo sciopero dei giornalisti. Hanno imbrattato le pareti, rovesciato carte e documenti, intimorito i presenti, non prima di aver riversato chili di letame davanti all'ingresso. Il Viminale ha già avviato le indagini per verificare come siano andate le cose e per capire come sia stata possibile l'irruzione.

A lanciare l'assalto è stato il Cua di Torino, come si evince dalle storie pubblicate sui social dal collettivo di sinistra universitario, che è legato a doppio filo con il centro sociale Askatasuna. Una vera e propria rivendicazione di un atto che nemmeno negli Anni di Piombo c'era stato il coraggio di compiere. I quotidiani sono i guardiani della democrazia, sono posti a tutela della società e attaccarli significa sferrare un attacco allo Stato e ai suoi difensori. "Giornalista terrorista sei il primo della lista", hanno scandito gli antagonisti mentre mettevano a soqquadro la redazione, un coro che richiama gli anni più cupi dell'Italia, che si pensavano ormai archiviati. Askatasuna continua a compiere impunemente le proprie scorribande, perché ieri è stato l'assalto alla redazione de La Stampa, la settimana scorsa è stata la guerriglia di Bologna. Ma l'elenco delle violenze compiute dal centro sociale torinese è molto lungo e comprende, tra le altre, anche quelle in Val di Susa dei No Tav. Ogni qual volta ci sia una manifestazione a Torino, ma anche in altre città, soprattutto nel nord Italia, gli antagonisti di Askatasuna sono in prima linea negli spezzoni violenti. Sono i reponsabili di devastazioni e vandalismi, di intimidazioni e violenze contro gli agenti, eppure continuano a imperterriti.