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Sul blitz al giornale di Torino gli investigatori non hanno dubbi: un attacco pianificato dagli antagonisti per l'arresto dell'imam

Un assalto premeditato, tutt'altro che estemporaneo. L'attacco alla redazione torinese della Stampa, ne sono certi gli investigatori, non è nato "per caso", a margine del corteo pro Palestina di venerdì a Torino, ma era già pianificato. Lo provano gli appelli social che invitavano a unirsi alla carica contro il quartier generale del quotidiano, "reo" di essere complice "dell'arresto in Cpr di Mohamed Sahir". Ossia Mohamed Shahin, imam della moschea Taiba di via Saluzzo a Torino, che è stato trasferito in un Cpr e rischia l'espulsione per aver definito "resistenza" l'attacco di Hamas del 7 ottobre 2023.

Per il gruppo di 600 antagonisti che ha sferrato l'attacco, approfittando anche dello sciopero dei giornalisti che aveva lasciato la redazione deserta, la chiamata è stata più che sufficiente per fare irruzione forzando gli ingressi negli uffici della Stampa e saccheggiarli, rivoltando carte e documenti e lasciando sui muri insulti al quotidiano, scritte spray inneggianti alla Palestina e alla libertà dell'Imam a cui l'assalto era "dedicato".