Vivere, morire, rinascere. Davide Nalin, a 45 anni, può dire di aver già provato tutte queste dimensioni nel suo percorso professionale. Il magistrato padovano che ha prestato servizio nelle Procure di Rovigo e Venezia, nel 2017 era rimasto coinvolto nell’inchiesta su Francesco Bellomo, giudice del Consiglio di Stato accusato di stalking e violenza privata da tre borsiste della scuola “Diritto e scienza”. Dress code obbligatorio per le giovani allieve e maltrattamenti psicologici, è in questa cornice che è nata l’indagine. Per lui è stato un momento molto difficile, prima indagato in sede penale e poi sospeso anche dal servizio. Otto anni dopo però tutte quelle accuse sono cadute, e anche le sanzioni disciplinari sono state cancellate. Assolto con formula piena. E quindi il giovane magistrato morto professionalmente sotto il peso dell’inchiesta, oggi brilla di luce nuova. È un giudice della Corte dei Conti, tanto per cominciare. E ha scritto un libro, il “Manuale dei concorsi pubblici”. Durante gli anni in cui era sospeso non solo si è laureato in Economia, ma ha superato anche i concorsi per l’Avvocatura dello Stato, il Tar e, appunto, la Corte dei Conti.
Ora si è messo a dispensare consigli ai giovani laureati in Giurisprudenza. Lo fa anche attraverso i social, con il suo profilo Instagram aggiornatissimo. «La giustizia mi ha dato ragione, adesso voglio aiutare ragazze e ragazzi a costruirsi un futuro», dice soddisfatto. «Sono stati anni duri, ma alla fine la verità è emersa».







