L'avvocato Pensa scrive alla Procura di Milano dopo l'archiviazione della Raineri
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L'avvocato Jacopo Pensa è uno dei grandi vecchi del tribunale di Milano, e nei suoi 53 anni con la toga addosso ne ha viste di tutti i colori. Ma quanto accaduto intorno all'inchiesta Equalize, la cosiddetta "fabbrica degli spioni" milanesi, è riuscito a lasciarlo stupefatto e incredulo: "Per l'esattezza, sono sbigottito". Perché leggendo l'altro giorno il Giornale e il Corriere ha scoperto che per gli stessi reati attribuiti dalla Procura milanese a un suo cliente, è finita sotto processo a Brescia una magistrata milanese. Anche lei aveva richiesto e ottenuto i servigi di Equalize. Ma mentre il cliente di Pensa e decine di altri indagati stanno incontrando il pugno di ferro della Procura, per la giudice milanese Carla Raineri la Procura di Brescia ha chiesto e ottenuto l'archiviazione in un batter d'occhio. Eppure le spiegazioni della Raineri sono le stesse del cliente di Pensa ("Non sapevo che usassero metodi illegali") e di tanti altri. Per loro la spiegazione non è considerata attendibile. Per la giudice sì. La sensazione che la Raineri abbia ottenuto un trattamento indulgente è circolato subito tra gli inquisiti milanesi. E Pensa, nella lettera inviata ieri a uno dei titolari dell'inchiesta milanese, Francesco De Tommasi, lo rende esplicito: l'immagine che appare all'esterno, scrive, è quella di un "doppio binario". Una legge per i comuni mortali, un'altra per i magistrati (o ex) indagati.La Raineri, all'epoca presidente della Prima sezione civile, aveva chiesto al capo operativo di Equalize, l'ex poliziotto Carmine Gallo, di spiare il marito e la presunta amante. I carabinieri del Ros l'avevano intercettata e (caso più unico che raro) pedinata e fotografata all'interno del Palazzo di giustizia milanese mentre incontrava gli uomini di Equalize. Ma una volta arrivate a Brescia per competenza, le accuse a suo carico si sono liquefatte: il procuratore aggiunto Nicola Serianni e il pm Jacopo Berardi hanno chiesto e ottenuto l'archiviazione. La Raineri voleva solo fare accertamenti bancari (che sarebbero proibiti, peraltro): le incursioni nella banca dati del Viminale furono un eccesso di zelo.










