Pochi (eufemismo) veri campioni italiani, tanti allenatori a rischio, zero acquisti clamorosi (se non Modric e De Bruyne, due “vecchi” a costo zero) e un livello che sembra precipitare sempre più in basso. Allegria, inizia la Serie A. E, mai come questa volta, è tutto una confusione, un mistero, un enigma. Il campionato che porterà- sicuramente molti stranieri, chissà se anche la nostra malandata Nazionale - ai Mondiali del 2026 è davvero indecifrabile e per ora fa felice solo gli scommettitori: non c’è un vero favorito ed è rischioso ipotizzare flop o sorprese.
Già, perché le squadre più o meno sono le stesse, ma le panchine più importanti sono cambiate e, si sa, nel football puoi avere i fuoriclasse più bravi del mondo, però se hai il mister sbagliato non vinci una mazza. Per questo motivo, un po’ ovunque, curiosità e attesa si mescolano a quel pizzico di ansia che tanto fa impazzire i tifosi. Certo, se parlate con chi pontifica vi sentirete dire che, in verità, un grande favorito c’è ed è il Napoli, campione in carica che ha confermato l’allenatore (Antonio Conte) e che si è rinforzato tra le riserve. Errore.
Perché il difficile, sotto il Vesuvio, non è vincere, ma - soprattutto con i caratterini particolari del presidente e del tecnico- ripetersi due volte di fila. Anzi impossibile visto che non c’è riuscito, ai tempi d’oro, nemmeno la leggenda Maradona. E così a fare la differenza nel bene e nel male, quest’anno, saranno per forza gli allenatori, anche perché i giocatori italiani più forti sono altrove (il capocannoniere Retegui è andato in Arabia, Chiesa è al Liverpool, Tonali al Newcastle e Donnarumma non si sa).











