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Ultimo aggiornamento: 8:57

In Veneto c’è molta confusione intorno al tema dell’esclusione della mappatura dei nei dai Livelli essenziali di assistenza (Lea), soprattutto nel Bellunese e nel Trevigiano. Un caos burocratico e amministrativo, iniziato con il nuovo anno e con l’introduzione del rinnovato nomenclatore tariffario, che probabilmente poteva essere risolto con una campagna di comunicazione più efficace. E di cui a farne le spese sono i cittadini. La prima cosa da chiarire, come specificato a ilfattoquotidiano.it dalla stessa Regione Veneto, è che la mappatura dei nei è ancora garantita per i pazienti che necessitano di un approfondimento diagnostico, ma non è offerta dalla sanità pubblica come servizio di prevenzione sistematico. Come screening, è ancora prevista dai nuovi Lea nella prima visita dermatologica.

Dopo il botta e risposta tra Regione e Ministero, e la presa di posizione della Federazione italiana medici di medicina generale, è possibile fare un po’ di chiarezza. La mappatura dei nei, intesa come screening preventivo, sistematico su un alto volume di popolazione, non è mai rientrata all’interno dei Lea, né in Veneto né a livello nazionale. La prestazione è garantita dai Lea solo se il paziente presenta un neo sospetto o qualunque lesione cutanea dubbia che necessiti di approfondimento. La differenza è che, con il nuovo nomenclatore – l’elenco di prestazioni sanitarie rimborsate dal Ssn – la mappatura non esiste più come prestazione a sé stante, ma è stata ricondotta e compresa nella nuova prestazione “Prima visita dermatologica”. E qui sorge la confusione di cui sono vittima i cittadini: se nell’impegnativa si fa ancora riferimento alla prestazione inclusa nel vecchio tariffario, le aziende sanitarie possono rifiutarla, in quanto la mappatura non esiste più come voce autonoma. Ed è quello che è successo ad alcuni cittadini veneti.