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Ultimo aggiornamento: 8:03

Un uomo affetto da una grave depressione da oltre trent’anni sembra essere in remissione, grazie a un “pacemaker” cerebrale creato su misura che attiva selettivamente diverse aree del suo cervello. “Ha provato gioia per la prima volta dopo anni”, afferma Damien Fair dell’Università del Minnesota, tra gli ideatori del nuovo approccio, descritto sul server di preprint PsyArXiv, quindi senza revisione.

La depressione resistente al trattamento è una condizione piuttosto comune. Si tratta di una forma della malattia contro la quale falliscono almeno due tipi di antidepressivi. In questi casi, la terapia elettroconvulsivante (TEC) può essere d’aiuto, ma spesso neanche questa opzione riesce a dare sollievo. “Sono trattamenti universali; si agisce sullo stesso punto [del cervello] per tutti”, afferma Fair. Considerato che ogni cervello è diverso e che quindi con la TEC non sempre si riescono colpire le regioni, non tutte le persone riescono a ottenere sollievo

Fair e i suoi colleghi hanno così sviluppato un approccio più personalizzato per un uomo di 44 anni, ricoverato per la prima volta in ospedale per depressione a soli 13 anni. Nella sua lunga lotta contro la malattia ha provato 20 trattamenti, tra cui antidepressivi, psicoterapia e TEC, ma nessuno ha avuto un impatto duraturo. “È uno dei casi di depressione più gravi; ha tentato il suicidio tre volte”, afferma Fair. Per provare ad aiutarlo i ricercatori hanno prima scansionato il cervello del paziente per 40 minuti, utilizzando la risonanza magnetica. In questo modo hanno mappato i confini di quattro reti di attività cerebrale collegate alla depressione. Gli studiosi hanno così scoperto che la “rete di salienza” dell’uomo, ovvero quel sistema che aiuta a elaborare gli stimoli, è quattro volte più grande di quella delle persone senza depressione. Questo, secondo Fair, potrebbe aver contribuito ai suoi sintomi.