Con il via libera alla costruzione di 3.400 nuovi insediamenti in Cisgiordania sulla collina E1 (E sta per espansione), alle porte di Gerusalemme, il ministro delle Finanze di estrema destra Bezalel Smotrich ha avvisato: “Lo Stato palestinese viene cancellato, non con gli slogan, ma con i fatti. È un altro chiodo nella bara di questa pericolosa idea”. Come è possibile che il nuovo piano di insediamenti possa seppellire la soluzione dei due stati, per dirimere il conflitto in Medio Oriente?

Da anni l’area – 12 chilometri quadrati – è stata battezzata dai palestinesi Collina del Giorno del Giudizio. Perdere quel lembo di terra significa interrompere la contiguità territoriale fra la Cisgiordania del Nord (Ramallah, Nablus, Jenin) e quella del sud (Hebron, Betlemme), dove vive 1 milione di palestinesi, con il rischio degli sfollamenti forzati.

Una parte degli israeliani è convinta della necessità di garantire la continuità territoriale tra Gerusalemme e Ma’ale Adumim (la più grande colonia israeliana) per raggiungere il Mar Morto e il confine con la Giordania. Ovvero l’espansione della città santa con un corridoio fin dentro ai territori palestinesi, per seppellire le ambizioni di uno Stato sovrano.