Segnali negativi dal Cremlino. Che per ora contempla solo la capitolazione di Kiev
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Mai vendere la pelle dell'orso prima d'averlo preso. Donald Trump lo sta imparando a proprie spese. Lunedì sera a Washington dopo i 40 minuti di telefonata con Vladimir Putin aveva dato per quasi certa la disponibilità del presidente russo a incontrare il "nemico" Volodymyr Zelensky in un bilaterale seguito da un trilaterale con lo stesso Trump. Impegno confermato martedì in un intervista a Fox Tv. Molti però iniziano a chiedersi su cosa si basino le certezze dell'inquilino della Casa Bianca. Il primo a smentirle è stato il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov ricordando che nel colloquio telefonico tra presidenti era stata valutata soltanto "la possibilità di aumentare il livello dei rappresentanti di Russia e Ucraina nei negoziati". Putin, insomma, non avrebbe concesso alcuna disponibilità, ma solo accennato ad un possibile incontro di alto livello tra delegazioni formate da personaggi come il ministro degli esteri Sergei Lavrov o lo stesso Ushakov.E ad avvalorare l'idea di una pia illusione trumpiana s'è aggiunto anche Lavrov. "Non siamo contrari ad alcun formato ne bilaterale nè trilaterale - spiega il ministro degli esteri russo - ma ogni contatto che coinvolga funzionari al vertice deve essere preparato con la massima attenzione". Parole che nel calibrato linguaggio diplomatico del Cremlino equivalgono ad un implicito rifiuto. Un rifiuto ammorbidito soltanto dalla proposta di ricevere Zelensky nella capitale russa. Una sorta di pellegrinaggio alla corte del vincitore che, come Mosca sa bene, Kiev non poteva sicuramente accettare. Del resto era difficile attendersi qualcosa di diverso. Il Cremlino da tempo accusa Zelensky di essere un presidente illegittimo colpevole - nonostante la legge marziale in vigore in Ucraina vieti espressamente lo svolgimento di elezioni - di non aver chiamato il paese alle urne dopo la scadenza del proprio mandato. E il memorandum negoziale, presentato da Mosca lo scorso maggio, alla vigilia di una trattativa con gli ucraini in quel di Istanbul, prevede che qualsiasi intesa sia preceduta dallo svolgimento in Ucraina di una regolare elezione presidenziale seguita dall'insediamento del nuovo capo di stato.












