L’8 agosto Donald Trump ha annunciato che di lì a una settimana avrebbe incontrato Vladimir Putin in Alaska. Accantonò, quel giorno stesso, la richiesta di una tregua d’armi dal momento che, rivelò, «il suo istinto» gli diceva che la pace era a un tiro di schioppo. Poi, a Ferragosto, vennero i tappeti rossi e la genuflessione all’autocrate russo. Mentre l’Ucraina subiva millecinquecento attacchi contro abitazioni e infrastrutture civili. Due giorni dopo Trump incontrò Volodymyr Zelensky accompagnato dai maggiorenti d’Europa e rassicurò gli ospiti. Lasciò circolare notizie contraddittorie circa la sua intenzione di continuare a proteggere l’Ucraina e fece trapelare l’indiscrezione che presto Zelensky avrebbe visto Putin a tu per tu. Tutte fandonie. Al che i più importanti media americani hanno cominciato a domandarsi: quand’è che Trump si accorgerà che Putin lo sta prendendo per il naso? Domanda ingenua.
La sintonia tra lo zar e Donald
Guerra in Ucraina: Trump sembra giocare a favore di Putin dopo il fiasco di Anchorage. Ora il ruolo guida tocca all’Europa







